Società della Salute della Zona Pisana
Consorzio Pubblico di funzioni
Via Saragat, 24 - 56121 Pisa

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La parte del leone la fanno i settori anziani e disabili che assorbono, rispettivamente, il 41 e il 21,1% delle risorse. La sfida: Giuseppe Cecchi (direttore), “Caccia a finanziamenti europei per recuperare il disavanzo di 850mila euro senza toccare i servizi”.L’appello: Sandra Capuzzi (presidente), “E’ fondamentale che tutti i comuni della Zona trasferiscano le stesse risorse dello scorso anno, altrimenti andremmo in difficoltà”

 

 PISA, 28 dicembre 2015 – Più di otto milioni di euro per garantire l’assistenza agli anziani fra servizi residenziali e domiciliari. E poi quattro per i disabili (trasporto sociale incluso) 2,5 per i minori tra aree materno-infantile e adolescenziale e 1,5 ciascuno per i settori dell’immigrazione e della cosiddetta “alta marginalità”, ossia senza dimora e persone che vivono situazioni di povertà e marginalità molto grave. In tutto fanno poco meno di 19,7 milioni di euro. Sono i numeri salienti del bilancio preventivo 2016 della Società della Salute della Zona Pisana approvato il 23 dicembre scorso e presentato pubblicamente questa mattina (lunedi 28 dicembre) nel corso di una conferenza stampa dalla presidente e dal direttore dell’ente di via Saragat, rispettivamente, Sandra Capuzzi e Giuseppe Cecchi. Un documento che dà conto in modo dettagliato della spesa sociale programmata per i prossimi dodici mesi nei territori dei comuni di Pisa, Calci, Cascina, Crespina-Lorenzana, Fauglia, Orciano Pisano, San Giuliano Terme, Vecchiano e Vicopisano e che mostra in modo chiaro come il settore che calamita la quota più consistente di risorse è quello degli anziani (41%), seguito dai disabili (21%), “anche se, nostro malgrado, guadagniamo molto più spesso l’attenzione dei media con gli interventi per l’integrazione dei Rom i quali, invece, coprono una porzione molto piccola del nostro budget, che per il 2016 è corrispondente al 169mila euro, ossia lo 0,9% del totale” ha scherzato la Presidente Capuzzi.

Nel dettaglio, dopo anziani e disabili, segue il settore dei minori (12,3%). Quindi immigrazione (7,6%) e alta marginaltà (7,4%) e con percentuali irrisorie Rom e dipendenze (0,1%). Inferiore al 10% la somma delle voci “attività generali, personali e costi di funzionamento”.

Rispetto al 2015 è previsto un livello di spesa leggermente superiore -19,7 milioni contro i 18,9 dell’anno precedente per un incremento percentuale del 4% -, conseguenza soprattutto del maggiore impegno previsti sia nel settore immigrazione (814mila euro in più), a causa dell’emergenza profughi, che nell’area materno-infantile (+466mila) in conseguenza del crescente numero di minori ricoverati in strutture a causa sia dell’aumento dei c.d. “non accompagnati” che dei provvedimenti disposti dall’autorità giudiziaria.

 Risorse che arrivano in maggioranza dai trasferimenti dei comuni per consentire alla SdS di esercitare le funzioni che essi hanno deciso di delegargli: “Abbiamo ipotizzato che per il 2016 siano confermati gli stessi dell’anno precedente, quando furono pari a 10,5 milioni, cifra corrispondente al 55,1% del totale e con il capoluogo a fare la parte del leone versando nelle casse della SdS 6,1 milioni pari a quasi un terzo di tutte le risorse disponibili” ha sottolineato il direttore Giuseppe Cecchi spiegando in modo dettagliato le modalità di finanziamento della SdS. Altri 4,5 milioni è previsto che arrivino dalla Regione attraverso una pluralità di contributi che spaziano dal fondo per non autosufficienza a quello sociale e tre dalle compartecipazioni degli utenti ai servizi, mentre 1,1 milioni arriveranno dal Governo, sia sotto forma di finanziamento del progetto Sprar del nostro territorio che a copertura delle spese per l’emergenza profughi. Il totale fa 18,8 milioni “ed evidenzia – conclude il direttore – un lieve e provvisorio disavanzo di circa 850mila euro rispetto all’importo complessivo delle uscite e che contiamo di colmare sia attraverso interventi di spending review che non riguarderanno i servizi, sia soprattutto attraverso un maggiore impegno nella progettazione europea”.

Niente drammi, né preoccupazioni eccsseive dunque. Ad una condizione: “Che tutti i nove comuni della Zona riconfermino lo stesso impegno economico dell’anno scorso perché se il disavanzo dovesse crescere ulteriormente sarebbe un problema colmarlo senza intaccare l’attuale livello dei servizi – ha spiegato Sandra Capuzzi -: benvenga la “spending review”, cui saranno costretti molti comuni, ma non la si faccia sulle prestazioni che riguardano i più deboli e fragili fra i nostri cittadini”.

E’ un appello in piena regola, dunque, quello della Presidente della SdS, che è anche Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pisa. E che, almeno in parte, è la conseguenza dal caos legislativo sulla tempistica di approvazione dei bilanci preventivi: la Società della Salute, infatti, deve obbligatoriamente farlo entro il 31 dicembre di ogni anno mentre Comuni e amministrazione regionale, ossia i suoi due principali finanziatori, possono tranquillamente andare oltre tale scadenza. “Il risultato – conclude Capuzzi – è che, molto probabilmente, il bilancio che abbiamo approvato qualche giorno fa subirà diverse variazioni alla luce del contenuto di quelli approvati nei diversi comuni e in Regione”. Pisa, infatti, lo farà nei prossimi giorni, ma per gli altri otto comuni si andrà sicuramente al 2016 inoltrato.