Società della Salute della Zona Pisana
Consorzio Pubblico di funzioni
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Cresce Housing First, il progetto della Società della Salute della Zona Pisana. A disposizione dei beneficiari cinque monolocali al Cep e uno alla Cella

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Sei persone senza dimora, con alle spalle tanti anni di vita in strada, a Pisa vivono oggi stabilmente in una casa. E’ quanto reso possibile dal Progetto della Società della Salute della Zona Pisana “Housing First” (“La casa prima di tutto”). Il progetto parte da un modello innovativo di intervento secondo cui l'inserimento abitativo rappresenta il punto di partenza dei percorsi di integrazione sociale, affiancandosi e combinandosi ad interventi di accompagnamento e supporto alla persona. La Società della Salute della Zona Pisana è membro sia del Network Housing First Italia sia della Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (fio.PSD).

A Pisa “Housing First” è stato avviato nel 2015, per la prima volta in Toscana, con gli inserimenti abitativi di due persone senza dimora e recentemente si è potenziato ottenendo nuovi finanziamenti che arrivano dai fondi ministeriali Pon Fead, per il contrasto alla grave emarginazione, e dal Fondo Povertà, grazie ai quali sono stati stipulati contratti di affitto per cinque monolocali della Parrocchia di San Ranieri al Cep (a cui si aggiunge un monolocale già a disposizione alla Cella).

E dunque oggi sei persone, cinque uomini e una donna, cinque italiani e uno straniero, di età tra 40 e 67 anni, che vivevano in strada da un tempo dai 6 ai 25 anni, possono risiedere in un appartamento. I finanziamenti al progetto permettono di erogare un contributo mensile di 150 euro per ogni persona accolta e di coprire le spese per le utenze, per l’allestimento e la manutenzione ordinaria degli appartamenti.

I beneficiari sono inoltre seguiti da un’equipe multidisciplinare di quattro operatori sociali della cooperativa “Il Simbolo” (soggetto attuatore di Housing First per la Società della Salute della zona pisana) che hanno una funzione di supporto sia nella fase di primo inserimento abitativo (ad esempio nella scelta della sistemazione logistica e degli arredi, allestiti con la collaborazione degli ospiti stessi), sia nell’accompagnamento all’abitare (attraverso visite domiciliari, sostegno nel rapporto con i servizi territoriali e costruzione di una rete informale di vicinato).

Per avere accesso al progetto ciascun beneficiario deve partecipare alle spese con il 30% del proprio reddito, garantire almeno un incontro settimanale con gli operatori di riferimento, tenere un comportamento adeguato con il vicinato e con gli operatori.

“È per me una grande soddisfazione aver avuto la possibilità di aderire e dar vita a questo progetto, unico in Toscana, che sta permettendo ad alcune persone che vivevano ai margini di avere la possibilità di un piccolo alloggio – ha commentato la presidente della Sds Pisana Gianna Gambaccini - . Sono convinta che proprio ripartendo dalla casa queste persone potranno reintegrarsi con dignità nel tessuto sociale e lavorativo, grazie anche al fatto che per contratto sono obbligate a contribuire alle spese per il 30 percento del loro reddito. Questo è il concetto di integrazione che intendo portare avanti: dare una seconda possibilità a chi decide di stare alle regole della società. I beneficiari di questo progetto sono cinque italiani e uno straniero romeno che vive da oltre 20 anni in Italia e anche questo deve essere un esempio di integrazione. Un ringraziamento oltre agli operatori della Sds pisana e della cooperativa, va alla curia che ha messo a disposizione gli alloggi”.